CREONTE: [...] Niente è vero se non quello che non si dice… Lo imparerai, anche tu, troppo tardi, la vita è un libro che si ama, è un bambino che gioca ai tuoi piedi, un arnese che si tiene bene in mano, una panchina per riposarsi la sera davanti a casa. Mi disprezzerai ancora, ma scoprire questo, vedrai, è la consolazione derisoria di invecchiare, la vita, non è forse comunque che la felicità.
ANTIGONE (mormora, lo sguardo perduto): La felicità…
CREONTE (improvvisamente ha un po’ di vergogna): Una parola misera, eh?
ANTIGONE (dolcemente): Quale sarà, la mia felicità? Che donna felice diventerà la mia piccola Antigone? Quali miserie bisognerà che compia anche lei, giorno per giorno, per strappare coi suoi denti il suo piccolo brandello di felicità? Ditemi, a chi dovrà mentire, a chi sorridere, a chi vendersi? Chi dovrà lasciare morire, voltando lo sguardo?