Stoker di Park Chan-wook

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“Le mie orecchie sentono ciò che altri non sentono, piccole cose lontane che altri non vedono, io riesco a vederle. Questi sensi sono il frutto di una vita fatta di desiderio, desiderio di essere salvata, di essere completata. Come a una gonna serve il vento per gonfiarsi, anch’io prendo forma grazie a cose che non appartengono a me, indosso la cintura di mio padre, stretta intorno alla camicetta di mia madre e delle scarpe di mio zio. Io sono questa, così come il fiore che non può scegliere il proprio colore, noi non siamo responsabili per ciò che siamo diventati, solo quando ce ne rendiamo conto diventiamo liberi, e diventare adulti è diventare liberi…”

Andrea Camilleri, La creatura del desiderio

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Kokoschka e il simulacro di Alma Mahler

Ma lui sa benissimo, è perfettamente cosciente che nessuna dea Venere trasformerà il simulacro in un essere vivente.

E infatti non è questo che vuole.

Non c’è bisogno che Alma parli “con” lui perché da sempre parla “in” lui.

Non c’è bisogno che Alma esprima un proprio pensiero perché quel pensiero coesiste già, nello stesso momento in cui nasce, nel cervello di Oskar.

Ma perché questa fusione avvenga è necessaria la presenza del simulacro che non è il fantasma col quale Oskar aveva dialogato nelle dolorose notti d’ospedale, ma è una stimolante concretezza da toccare, da carezzare, da stringere a sé per far nascere il miracolo dell’unione perfetta.

Ecco perché durante la fabbricazione del simulacro non possono essere commessi errori.

Una minima imprecisione di dettaglio vanificherebbe irreparabilmente l’insieme.

Lo ridurrebbe, da simulacro che produce pensieri, allo stato di inerte e ridicolo e anche un poco sacrilego manichino.

Piero Manzoni, Diario

amenormal_Manzoni_Piero_Diario_72“Sono un uomo che ha delle idee – delle idee ma cosa sono le idee che povera cosa, che povera piccola cosa… dove sono cosa sono…”

“Ma non so se questa è saggezza o viltà. Viltà nel senso di fuga dalla vita che in realtà dovrei affrontare. D’altra parte se fossi sereno potrei ancora dipingere o scrivere? E poi…credo comunque che sono cose che dovrò risolvere vivendo”60_Uovo-Copenhagen_internet

“Quello che importa della vita è vivere in maniera essenziale, vivere con [adesione]”

“La vita è un rito religioso”

“Bisogna conoscere se stessi e poi sacrificarsi”

“Che altro possiamo fare / [oltre] mangiare e bere / forse [pensare]/ al [deserto] di [cani] / o al vuoto [oscuro] dell’indomani?// noi, cani randagi / noi, nati per [stare] [nel] [buio]”

 

Erich Kästner, Romanza oggettiva

Chez Le Pere Lathuile

Dopo otto anni che si conoscevano
(e possiamo dire: si conoscevano bene),
il loro amore improvvisamente mancò.
Così come ad altri un bastone o un cappello.

Erano tristi, si atteggiavano a gai,
provavano a baciarsi, come se nulla fosse,
si guardavano, senza saperne di più.
Poi lei alla fine pianse. E lui stette lì.

Dalla finestra si poteva far segno alle navi.
Lui disse che erano già le quattro e un quarto,
tempo d’andare a prendere un caffè.
Nelle vicinanze qualcuno s’esercitava al piano.

Andarono nel più piccolo caffè del luogo,
e girarono i cucchiaini nelle tazze.
La sera erano ancora seduti lì.
Erano i soli a sedere, non dicevano parola.
Non riuscivano, semplicemente, a capire.

Dipinto

Édouard Manet, Chez le père Lathouille