Feridun Zaimoglu, German amok

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ph. Florindo Rilli

Non ci sono grandi idee a monte, niente complicazioni che sconvolgono l’esistenza, niente ombre né follia. A quanto pare oggi al pittore impegnato piace unicamente raffigurare oggetti di uso comune: dipinge tazze e bicchieri, e per lui un accendino gettato via è sufficiente a trasformarsi in icona del consumismo. È figlio delle piccole cose, che moltiplica e immerge in una luce epifanica. Impila vecchi barattoli di caffè, ed è tormentato dalla paura che la latta possa luccicare come metallo prezioso, possa rinviare a un ordine trascendentale, metaforico. La “situazione conreta” è la sua espressione favorita, mentre la storia per lui non è altro che la concatenazione di date e cicli transeunti. All’artista oggi non interessa la materia, gli basta conoscere la tensione in superficie; servendosi di trucchi e tecniche pittoriche che ogni mezza calzetta di docente di accademia di belle arti è in grado di insegnare, il pittore impegnato riesce a dare forma passabile alla sua idea. Bisogna buttare in strada simili opere d’arte, esporle alla pioggia, al caldo e all’ira dei passanti: la distruzione di questi quadracci scadenti è un sacrosanto dovere.

Piero Manzoni, Diario

amenormal_Manzoni_Piero_Diario_72“Sono un uomo che ha delle idee – delle idee ma cosa sono le idee che povera cosa, che povera piccola cosa… dove sono cosa sono…”

“Ma non so se questa è saggezza o viltà. Viltà nel senso di fuga dalla vita che in realtà dovrei affrontare. D’altra parte se fossi sereno potrei ancora dipingere o scrivere? E poi…credo comunque che sono cose che dovrò risolvere vivendo”60_Uovo-Copenhagen_internet

“Quello che importa della vita è vivere in maniera essenziale, vivere con [adesione]”

“La vita è un rito religioso”

“Bisogna conoscere se stessi e poi sacrificarsi”

“Che altro possiamo fare / [oltre] mangiare e bere / forse [pensare]/ al [deserto] di [cani] / o al vuoto [oscuro] dell’indomani?// noi, cani randagi / noi, nati per [stare] [nel] [buio]”

 

Daniele Vergni e la sua arte di contrabbando

Da tempo, associo le etichette discografiche e i grandi editori a una forma d’arte di massa, globalizzata, spesso poco originale, statica, di conseguenza, inutile. In quest’epoca in cui il feticismo del materiale sembra dominare, paradossalmente, sulla rete, qualcosa è cambiato, già da un po’. Vecchi cd e vecchi libri sono stati sostituiti da piattaforme in cui è possibile scaricare liberamente, o a pagamento, mp3 o e-book. C’è chi parla di un abbassamento della qualità, in effetti, il rischio può esserci, ma è molto basso. Trovo l’autoproduzione una liberazione dagli schemi, in cui la creazione, senza vincoli, si rinnova. Non è soggetta ai controlli di menti canonizzate, politiche, religiose.

L’artista (quello vero, però!) è sempre alla ricerca del diverso e sa come farsi distinguere. A tal proposito, mi viene in mente un nome: Daniele Vergni. Avevo pensato di scrivere una recensione sul suo nuovo disco Inbetweenneess e.p., firmato Boderlike, ma mi è sembrato limitante. Vergni è anche un terrorista dell’immagine e della parola. Quando ho ascoltato per la prima volta questi brani, ho avuto la sensazione di entrare a passo lento in una camera oscura, in cui tutto poteva essere possibile. L’elettronica apre le porte del tempo e azzera gli spazi. Il suono si fa distanza, rumore, ossessione, ma anche improvviso cambiamento. Altrove.

Ultimamente, Daniele Vergni ha collaborato anche con Miro Sassolini, per le produzioni video del suo nuovo album, da Qui a Domani (Musiche: Cristiano Santini e Federico Bologna. Melodie (voce): Miro Sassolini. Testi: Monica Matticoli. Foto: Angelo Gambetta. Black Fading Records 2012). I video realizzati per i brani sono il risultato di una ricerca: il limite tra video poesia e videoclip musicale.

Quando le parole non possono essere “vendute” onestamente, perché il marketing preferisce l’unificazione delle menti, attraverso il polticamente corretto, Vergni organizza in un e-book parole di contrabbando : «Questo piccolo opuscolo narra una storia in cui si parla sempre e sempre meno». Queste le parole della prima pagina, in cui lo scrittore ci avverte: non troveremo nulla, se non la parola, spoglia dei suoi significati, della sua storia, del suo tempo. Scritte del quotidiano, come Affitasi o Uscita di sicurezza, vengono decontestualizzate, affisse tutte insieme, per formare un collage di immagini. «Che dire? Che dare?». Ricordando il suo monologo multimediale, vi lascio, Senza dir nulla.