Feridun Zaimoglu, German amok

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ph. Florindo Rilli

Non ci sono grandi idee a monte, niente complicazioni che sconvolgono l’esistenza, niente ombre né follia. A quanto pare oggi al pittore impegnato piace unicamente raffigurare oggetti di uso comune: dipinge tazze e bicchieri, e per lui un accendino gettato via è sufficiente a trasformarsi in icona del consumismo. È figlio delle piccole cose, che moltiplica e immerge in una luce epifanica. Impila vecchi barattoli di caffè, ed è tormentato dalla paura che la latta possa luccicare come metallo prezioso, possa rinviare a un ordine trascendentale, metaforico. La “situazione conreta” è la sua espressione favorita, mentre la storia per lui non è altro che la concatenazione di date e cicli transeunti. All’artista oggi non interessa la materia, gli basta conoscere la tensione in superficie; servendosi di trucchi e tecniche pittoriche che ogni mezza calzetta di docente di accademia di belle arti è in grado di insegnare, il pittore impegnato riesce a dare forma passabile alla sua idea. Bisogna buttare in strada simili opere d’arte, esporle alla pioggia, al caldo e all’ira dei passanti: la distruzione di questi quadracci scadenti è un sacrosanto dovere.

L’odore intimo del Giappone per Anna Sciacovelli

odore intimo del giappone

Pubblico, su gentile concessione della giornalista Anna Sciacovelli, l’articolo sul reading teatrale L’odore intimo del Giappone. L’articolo doveva comparire sulla versione cartacea di Bari Sera che, sfortunatamente, il 30 novembre ha chiuso.

Nella sala dell’Associazione Federico II Eventi, il pubblico in attesa, con timore, bisbigliava sottovoce, salutando gli amici, convenevoli diversi, strette di mano s’intrecciavano, mentre il profumo del tè saliva verso l’alto.

Lo spettacolo, portato in scena dalla nota Compagnia Notterrante, dal titolo “L’odore Intimo del Giappone”, ha avuto inizio con una poesia, che pian piano è diventata uno splendido monologo, ben coordinato, nella scelta poetica prima, e poi nella valenza dei movimenti e della musica.

L’attrice, Barbara De Palma, conduttrice perfetta dello spettacolo, coordinato magistralmente dalla regista Mariella Soldo, recitando le diverse poesie, ha dato voce a quasi tutti i poeti antichi e moderni del Giappone, portando sulla scena l’amore e l’abbandono, l’attesa e la disperazione, di chi dietro leggerissimi tendaggi di seta, si è lasciato amare o morire, nel silenzio più assoluto, come le tante donne del Sol Levante.

Il pubblico, presente in sala, ha seguito in assoluto silenzio tutte le fasi e le poetiche dei diversi autori, seguendo la brava attrice Barbara, nelle diverse varianti di un discorso o di una poesia.

Le parole, sono diventate immagini, la musica canto d’amore e nella solitudine radicale delle donne orientali, piano un sinuoso canto muto si leva e s’innesta con la poesia a sorreggere un mondo, di spietato silenzio, che diventa AMORE MORTE – EROS THANATOS.

In questa stanza silenziosa, dalle pareti di carta di riso, le note vibrano all’unisono, con i battiti del cuore di una donna che attende, invano, il nuovo giorno e il vero amore.

L’attrice Barbara De Palma, nel suo ruolo di donna, cerca di confrontarsi con i volti e le fattezze di altre donne, menzionate e non, in poesie diverse, e che rivestono un ruolo, antiche figure, che serpeggiano e si susseguono lungo un percorso tortuoso o lineare, donne amate e odiate, ritrovate e perse lungo le strade della vita.

In ogni singola poesia, l’amore per una donna prevale e possiede, come lo spettacolo stesso, una propria autonomia, regalandoci una visione diversa e un linguaggio poetico differente. In questo monologo, non ci sono né vincitori né vinti, ma si evince la volontà di esaminare sempre più approfonditamente il “Profumo Intimo del Giappone”.

In questo strano viaggio poetico, improvvisamente mi sono ritrovata sola con me stessa, incamminandomi con la poesia, verso la solitudine profonda, delle antiche donne giapponesi, le quali, come l’attrice Barbara De Palma, dimentiche del loro esistere, cercavano nel silenzio delle proprie stanze, composte di carta di riso, la nuova via verso l’eternità.

   Anna Sciacovelli

Georges Bataille, L’erotismo

La letteratura si situa infatti al seguito delle religioni, di cui è l’erede. Il sacrificio è un romanzo, un racconto, illustrato in maniera cruenta. O, meglio, è, allo stato rudimentale, una rappresentazione teatrale, un dramma ridotto all’episodio finale, in cui la vittima animale o umana recita da sola, ma fino alla morte. Il rito è la rappresentazione, ripresa a date fisse, d’un mito, ossia in sostanza della morte di un dio.

Non puoi darmi nulla, se…

Cercavo un romanzo per te,
tra mille libri usati,
impolverati, restituiti al
tempo, come una parola che
ha perso il respiro.
Cercavo un romanzo, o forse
una poesia, non ricordo.
Le luci di Roma, distratte,
m’invitavano tra le strade.
Gente senza volti,
vetrine opache con maschere
veneziane,
cappelli con piume e piccole
borse inutili.
Ho lasciato il tuo nome tra
quei libri sognanti,
addormentati, in attesa di una
mano, di una lettura.
Stanchi, spenti, in vita,
tra la morte di chi cammina,
di chi beve un caffè amaro.
Non puoi darmi nulla, se con
il tuo nome non mi restituisci
alla Letteratura.